Un passo alla Svolta

In Italia 100.000 persone ogni anno coltivano cannabis e lo fanno per non finanziare le mafie e per avere avere una sostanza sicura e di qualità maggiore. Una legge può cambiare la loro vita e anche la tua! #ColtiviamoLibertà

Firma anche tu per la coltivazione domestica

Signor Presidente della Commissione Giustizia, Mario Perantoni,

È passato esattamente un anno dalla deposizione alla Camera dei Deputati della proposta di legge (C.2307) per legalizzare
l’autocoltivazione della cannabis. Nonostante gli sforzi di parlamentari, associazioni e attivisti, il disegno di legge è ancora bloccato in Commissione Giustizia. L’avanzamento della proposta di legge rispetterebbe la sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 30475/2019), la quale si è pronunciata favorevole alla libera coltivazione, senza necessità di autorizzazione, di varietà di canapa inferiori allo 0,6% di THC.

La sentenza è in linea al testo in esame che permetterebbe la coltivazione di “un numero limitato di piante di cannabis, idonee e finalizzate alla produzione di sostanze stupefacenti o psicotrope destinate a un uso esclusivamente personale.”

La serie di audizioni informali, che si sono susseguite dall’inizio del dibattito generale, ha comprovato quello che milioni di cittadini e tantissime associazioni instancabilmente ribadiscono da anni: la cannabis è meglio legale. Gli autorevoli ospiti delle audizioni tra professori, ricercatori e giuristi hanno pubblicamente sostenuto la gravità dell’assenza di regole chiare nel settore della canapa, documentando scientificamente le loro tesi a favore dell’autocoltivazione e legalizzazione della cannabis.

L’appello largamente condiviso dalla società civile per un uso della cannabis regolamentato è la prova che le politiche proibizioniste degli ultimi decenni hanno fallito. Attualmente le norme legislative vietano a milioni di italiani di coltivare cannabis, negando soprattutto a chi oggi ne avrebbe il diritto per curarsi.

Tale divieto costringe i consumatori a rivolgersi nelle piazze di spaccio privi di qualsiasi certezza sulla qualità dei prodotti acquistati e foraggiando la criminalità organizzata. Sono i cittadini, gli attivisti e le associazioni che esigono chiarezza dalle istituzioni e ignorare tale richiesta sarebbe per di più una grave perdita per lo Stato.

Modificare l’articolo 73 del Testo Unico sugli stupefacenti significherebbe ridurre la popolazione carceraria, evitando i costi legati all’impiego delle forze di polizia e ai processi. Risorse che dovrebbero essere spese per contrastare davvero il narcotraffico.

Le chiediamo di calendarizzare quanto prima il voto nella Commissione Giustizia della Camera affinché l’iter legislativo possa concludersi prima del termine della legislatura.
Ora il destino di questa proposta di legge è nelle sue mani.

Grazie a Lei, l’Italia può finalmente mettersi alla pari con le recentissime decisioni internazionali in materia, tanto dell’Onu quanto della Commissione europea.

Questo può essere davvero un primo passo nel segno della legalità, un primo passo alla svolta.

La coltivazione domestica in numeri

In Italia ci sono oltre 6 MILIONI DI CONUMATORI di cannabis, di questi ben 100.00 decidono ogni anno di piantare un seme sul proprio balcone o all'interno del proprio giardino. Soltanto nel 2018 sono state sequestrate 532.176 piantine, il doppio dell'anno precedente. La regione con più sequestri è la Sicila, probabilemente per il clima particolarmente adatto alla coltivazione domestica di cannabis. Ma cosa spinge le persone a coltivare cannabis?

Perché le persone coltivano cannabis?

1. Risparmio

La cannabis coltivata a casa ha un prezzo notevolmente più basso rispetto a quella comprata sul mercato nero.

2.
Qualità

La cannabis coltivata in casa ha una qualità maggiore, inoltre possiamo scegliere le genetiche che più amiamo

3. Sicurezza

Troppo spesso gli spacciatori aggiungono alla cannabis lana di vetro per aumentarne il volume, lacca per la lucentezza e polvere di piombo per renderla più pesante!

4. Legalità

Tantissime persone preferiscono coltivare cannabis in casa per non entrate in contatto con la malavita e per non finanziare la mafie

La Sentenza della Cassazione

Sul punto è intervenuta, il 19 dicembre 2019, una sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione che ha stabilito che: "non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica. Attività di coltivazione che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore".

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